COME NASCE E PERCHÉ - APPRENDIMENTO CAPOVOLTO

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COME NASCE E PERCHÉ

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Nel 2006 Jonathan Bergmann e Aaron Sams, due professori di chimica americani provenienti da percorsi di vita e di insegnamento differenti, iniziano entrambi ad insegnare presso il liceo di Woodland Park, una piccola cittadina del Colorado. L’incontro delle loro rispettive esperienze ed aspirazioni didattiche nel Dipartimento di Chimica della scuola era destinato non solo a cambiare per sempre le lezioni di chimica alla Woodland Park High School, ma a rivoluzionare l’insegnamento frontale nel mondo.
Entrambi, infatti, hanno vedute simili in fatto di educazione, perciò iniziano a collaborare fin da subito nella pianificazione e nella realizzazione pratica delle lezioni, suddividendosi equamente il lavoro. Un problema li assilla sin dal primo momento: diversi studenti mancano a lezione e perdono spesso non poche ore di aula a causa di assenze, motivate dalla pratica sportiva o dallo svolgimento di altre attività. Il loro cruccio, quindi, diventa come fare per aiutarli a recuperare le lezioni mancate nel modo più efficace e meno dispendioso possibile, in termini di tempo e di energie, per gli studenti in primis, ma anche per l’insegnante stesso: come salvarsi, insomma, dalla pioggia di richieste di colloqui e recuperi individuali che minacciava di annullare le loro vite?

Poi un giorno arriva l’intuizione provvidenziale. Gli studenti hanno realmente bisogno del docente che tiene davanti a loro una lezione? O non sarebbe più utile se il docente li affiancasse mentre autonomamente svolgono un compito complesso, intervenendo se serve in loro aiuto per superare gli ostacoli?
Uno dei due propone all’altro di realizzare delle riprese video di tutte le lezioni di cui si compone il programma di chimica e di renderle disponibili a tutti gli studenti pubblicandole online su un proprio sito internet. Le lezioni da quel momento in poi sarebbero diventate i compiti a casa per gli studenti, che in questo modo si assicuravano di ricevere tutti i contenuti fondamentali ed irrinunciabili della materia indipendentemente dalla frequenza in aula. Questo parallelamente consente anche di liberare del tempo in aula per fare tutti insieme dell’altro: ad esempio discutere le lezioni viste a casa ed eventualmente chiarirne i punti oscuri; approfondire la conoscenza attraverso dibattiti, laboratori ed altre pratiche didattiche volte all’apprendimento attivo e collaborativo.

Gli studenti, in definitiva, come i due professori avevano sperimentato in decenni di pratica didattica, hanno realmente bisogno della presenza fisica del docente solo quando hanno qualcosa da chiedergli, nel momento in cui c’è qualcosa che non capiscono. Non hanno bisogno del docente che espone la lezione ad alta voce a tutta la classe, hanno bisogno del suo sostegno individuale quando e se si trovano di fronte ad un ostacolo reale nello svolgimento pratico dei compiti assegnati. Le istruzioni dirette possono essere apprese in differita grazie alle opportunità offerte dalle ITC e dai linguaggi digitali, guadagnando anche in senso di responsabilità rispetto al processo di apprendimento e sviluppando una maggiore motivazione allo studio.

Così già nel 2007 i due iniziano a registrare le video-lezioni ed a postarle online. Nasce la classe capovolta (flipped classroom): tutti gli studenti forniti a casa di un collegamento ad internet possono, in tutta tranquillità, e spesso anche coinvolgendo i genitori, fruire i contenuti basilari della materia seguendo le istruzioni fornite dal docente, quindi recuperare le assenze o anche ripassare gli argomenti in vista degli esami.
Il nuovo approccio didattico si radica in tutti i movimenti dell’apprendimento attivo, ma non parte da una riflessione teorica bensì dal tentativo di rispondere alle sfide della pratica didattica quotidiana per ottenere un apprendimento efficace.

La finalità è capovolgere il vecchio paradigma del docente che spiega e lo studente che segue: il docente scende dalla cattedra in mezzo ai discenti ed inizia a conoscerli; il discente da gregario diventa protagonista dell’apprendimento sia in classe che a casa; aumentano tutte le interazioni, sia docente-studente sia tra pari.
Oltre all’elevata interattività, il metodo rende praticabili strategie didattiche diversificate in base a diversi stili e tempi di apprendimento, o perfino personalizzate ed aumenta l’autonomia dello studente, la sua capacità di autovalutazione, ma soprattutto la sua motivazione ad uno studio quotidiano dei contenuti.

 
 
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